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TRIUMPH TR-3

 

"È la peggior macchina che abbia mai guidato, una trappola mortale", affermò Ken Richardson, esperto collaudatore, dopo aver testato a lungo la Triumph TR 20 TS, il prototipo, praticamente definitivo, della nuova roadster della Casa inglese, esposto già al London Motorshow del 1952. Questa esclamazione di Richardson, fatta davanti ai tecnici impietriti e al numero 1 di Triumph (Sir Black), ebbe, tuttavia, effetti positivi: fu invitato a testare lungamente l'auto e a contribuire ad eliminarne i difetti.

Triumph TR2La nuova autovettura sportiva doveva essere quella del rilancio, ma l'esigenza di contenere i costi di produzione aveva imposto scelte obsolete: un telaio a longheroni e traverse separato dalla carrozzeria (più consono agli anni trenta che ai cinquanta), un impianto frenante con tamburi su tutte le ruote, un retrotreno ad assale rigido con balestre semiellittiche a foglia e un motore 4 cilindri in linea (con asse a camme laterale) che affondava le proprie radici in quello di un trattore Ferguson. Il lungo lavoro di affinamento di Richardson e la linea riuscita fecero sì che al debutto (1953) la nuova spyder, ora denominata TR2 venisse accolta con entusiasmo da pubblico. La linea, del resto, ricordava vagamente quella della Jaguar XK120 Convertible, pur non mancando di una sua originalità nel frontale (mascherina incassata) e nella fiancata (con le piccole portiere, prive di maniglie), ma il prezzo era assai inferiore.

Triumph TR3AGrazie al peso contenuto e alla corretta rapportatura del cambio manuale a 4 rapporti, il pur non entusiasmante motore, un 4 cilindri in linea di 1991cc, alimentato con 2 carburatori SU da 90cv, consentiva buone prestazioni. La trazione era, ovviamente, posteriore. Nel 1956 venne introdotta la TR3. Nonostante il cambio di numero progressivo, le modifiche furono modeste: nuova mascherina, non più incassata, tergicristalli con ritorno automatico e motore potenziato a 95 CV. Grazie alla maggior potenza la TR3 toccava i 170 km/h.

Nel 1958 venne lanciata la TR3 A, con mascherina più ampia, fari leggermente arretrati, maniglie di apertura delle portiere e, finalmente, freni anteriori a a disco: tra le prime auto al mondo a montarli di serie. Con questa vettura Andrea De Adamich iniziò la sua carriera automobilistica. Le Tr3A sono poi le protagoniste di film di successo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: ne La dolce vita con al volante Marcello Mastroianni (che ne acquistò poi una per sé) ed anche in Le piace Brahms? con Ingrid Bergman, Anthony Perkins ed Yves Montand.

L'ultima evoluzione del modello fu la TR3 B del 1960, con motore maggiorato a 2138 cm³ ( potenza 105cv, già optional nella TR3A) e cambio della "TR4". Il modello uscì di scena nel 1962, quando era stata già lanciata una roadster completamente nuova: la TR4.

Dalla TR3 A la carrozzeria torinese Vignale derivò una versione coupé, la Italia, costruita dal 1959 al 1962 in 329 esemplari.


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